Roberto Formigoni – “Auspico un centro, ma che si collochi nel centrodestra”

All’abbraccio degli amici bresciani risponde con l’invito ad un supplemento di politica

Per Roberto Formigoni, dopo la fine della Dc, non c’è futuro per un centro autonomo, se non di pura testimonianza. Gli italiani si sono abituati al bipolarismo: da una parte o dall’altra. Il luogo del centro è il centrodestra, un centro che faccia un patto con un partito di centrodestra. La nostalgia dichiarata è per il Movimento popolare, rivisitato nell’oggi politico che non ha più la Dc che gode della posizione di rendita dei cristiani tenuti all’unità. In politica significava essere diversi dalla Dc, criticarla, ma al momento del voto andarci dentro per modificarla dall’interno.
Volersi bene. Il quattro volte presidente della Regione Lombardia, deputato, sena-tore, parlamentare europeo è stato calorosamente abbracciato dai suoi amici bresciani in occasione dell’incontro tenutosi ieri pomeriggio al Centro pastorale Paolo
VI di Brescia. Organizzato dall’Associazione Tito Speri per presentare il suo libro
«Una storia popolare» ha vissuto degli apprezzamenti di Paolo Botticini e delle sollecitazioni dei colleghi Massimo Tedeschi e Tonino Zana. Il nostro giornale ha pubblicato, giovedì, un’ampia intervista a Formigoni, certamente apprezzata da quanti seguono la vicenda. Vale quindi andare alla parte più politica sull’oggi dei cattolici in politica, lasciando sullo sfondo le vicende relative ai suoi processi e alla sua carcerazione,

alla sanità lombarda, alla sussidiarietà, al diritto alla pen-sione, alla libertà di educazione dei figli alla politica estera e soffermarci sulla sua esperienza di fede e politica: Comunione e Liberazione, il Movimento popolare.
Se Tonino Zana si dice orfano della Dc e chiede cosa erano Cl e Mp in quella stagione, Formigoni fa appello ai tanti che non lo hanno lasciato solo durante l’ingiusto esilio perché non si consideri liquidata l’esperienza dei cattolici in politica. Non per fondare un partito di cattolici, ma un’esperienza come quella di Mp, che univa cattolici e non credenti per dare rispo-sta alle istanze che salivano dalla gente.
Già quando don Giussani diede vita a Comunione e Liberazione l’Italia era formal-mente cattolica ma in realtà era già laicizzata. Mp fu la ne-cessità di calare quel metodo nell’agone politico. Berlusconi non ha mai obiettato sull’autonomia del suo movimento. Per l’oggi parla bene della Meloni, meno di FdI. Sì, per lui il futuro va costruito in un centro che sta nel centrodestra: «Bisogna procedere con convinzione».