«Il popolo russo non è cattivo. Va informato sulla democrazia»

Lech Walesa a Brescia: «Sulla mia testa c’è una taglia di 5 milioni Ma se la Russia viene a sapere di questo convegno, sale a 10 … >>

Il premio Nobel per la Pace, Lech Walesa, da Brescia si rivolge ai giovani e lancia il proprio messaggio: «Il popolo russo non è cattivo, informiamo quei cittadini riguardo i nostri valori democratici e di pace».
Nell’aula Magna del centro Pastorale Paolo VI, l’Associazione culturale e di impegno civico Tito Speri, invita il leader polacco ad approfondire l’esperienza di Solidamosc e la figura cli papa Giovanni Paolo II, ma inevitabilmente la contemporaneità del conflitto russo-ucraino prende il sopravvento sulla discussione storica e determina il frammento più forte dell’intervento del presidente emerito della Repubblica di Polonia: «Io avevo presentato una nuova idea che conducesse alla pace ma constato che non venga realizzata da nessuno.
Parto dalla mia esperienza, io non ho mai avuto in mente una carriera, non credevo fosse possibile sconfiggere il comunismo – riflette Walesa -. Ma ho capito che attraverso l’informazione corretta, la divulgazione dei valori dell’occidente sarebbe stato possibile superare il regime.
Oggi io propongo ancora una volta la stessa soluzione. Informiamo i russi riguardo i nostri valori e su ciò che davvero conta, la democrazia». Insomma il premio Nobel per la pace nel 1983 non punta il dito contro il popolo russo: «È molto semplice, bisogna chiarire un aspetto preliminarmente: il popolo russo non è cattivo ed è formato da brave persone – prosegue il fondatore di Solidarnosc -.
Inoltre non dobbiamo mai dimenticarci che anche loro vengono uccisi. anche loro sentono il distacco dalle proprie famiglie e questo avviene perché il loro sistema politico è gestito male. Se il presidente russo avesse solo due n1andati a disposizione, non avrebbe costruito una simile dittatuI’alt. Inoltre Walesa insiste sulla necessità di costruire ponti per far cessare la spirale di violenza: «Dobbiamo vivere in amicizia con i cittadini russi ma far capire loro cosa sia giusto.
Se raggiungeremo interamente la popolazione rossa, vinceremo – dichiara Walesa -. La Russia ha messo una taglia sulla mia testa di5 milioni di euro per potermi eliminare però io non mi fermerò.
Se sanno di questo convegno, temo che arriverà a 10 milioni ma io non mi fermerò ugualmente».
L’ex presidente della Polonia ha a cuore le future generazioni e rivolge a loro il proprio messaggio: «Secondo me dovremmo comprendere i tempi in cui stiamo vivendo – afferma il premio Nobel -. Se riusciremo a capire tutti i pericoli e tutte le opportunità del periodo storico in cui ci troviamo, potremmo costruire un futuro nuovo. La mia generazione visse in tempi difficili, dopo la seconda guerra mondiale eravamo divisi e poveri. Ma siamo riusciti ad emergere dalla povertà assoluta». Le parole di Walesa stimolano la riflessione anche sulle prospettive dell’Unione Europea: «Stiamo vivendo una fase storica infatti per rispondere alla crisi del Covid e alla guerra in Ucraina viviamo fuori dai trattati europei, per fortuna. C’è bisogno di più Europa, un’Europa diversa, migliore – commenta Rocco Buttiglione, professore della pontificia accademia Scienze Sociali -. La mancanza delle radici cristiane manca nei trattati europei e questa assenza si percepisce in modo concreto. Davanti alle diversità è possibile mettersi insieme. Vogliamo costruire un popolo europeo?».